Toelettatura

aprile 3, 2010

Quel pezzo di carta gli è caduto dalla tasca, io l’ho visto subito ma non ho detto niente.
Volevo vedere se quel tipo se ne accorgeva da solo. No, vabbé , non devo dire le bugie.
Quel tipo mi sta così antipatico che sinceramente non lo aiuterei manco se me lo chiedesse strisciando.
Anche il suo cane, un pitbull bianco, con l’occhio nero, un tipo grosso ma tonto, credetemi, ha fatto finta di niente. Gli era a fianco, ha visto cadere il foglietto di tasca al suo padrone mentre uscivano dalla porta del negozio, e non ha fatto niente.
Non si è fermato, tirando il guinzaglio e costringendolo a bloccarsi. Se l’avesse fatto, quel tipo avrebbe guardato per terra e si sarebbe accorto del foglietto. Ha lasciato fare pure il cane e allora vuol dire che va bene così, che doveva succedere che lo perdeva.
Io lo vedo il biglietto per terra, sul marciapiede davanti al negozio.
Sto fermo e guardo che succede. Vediamo se se ne accorge, quell’antipatico e torna indietro. Se lo fa, è perché è un tirchio, di quelli attaccati al soldo. E’ evidente, uno che ha il Suv e che si tiene in casa un pittbull che mangia almeno un chilo di carne al giorno e poi viene qua e tira su una lagna di mezz’ora perché vuole lo sconto sulla toelettatura della bestia, è uno spilorcio. E poi mi han detto, nel quartiere, che quello è uno che è pure malvagio, che non presterebbe un soldo neanche al suo miglior amico.
Occhio, sento dei passi. Arriva della gente… No, non è lui.Sono in cinque, sembrano una famiglia. Padre, madre e tre ragazzi. Il padre ha la faccia simpatica di uno che ha passato tante ore con gli scout e davanti ai libri. I figli hanno i capelli lunghi alle spalle come si portano adesso, la moglie sorride guardando la vetrina. Eccoli che passano. Passeggiano sereni, ridendo. Senza cane al guinzaglio. Un passo e il padre appoggia il piede a 5 centimetri dal biglietto sul marciapiede.
“Toh…dieci euro”. Ha il tono di voce di chi è piacevolmente sorpreso e dà valore a quel che trova. Si ferma, raccoglie il foglietto e lo passa al ragazzino più giovane che tutto contento se lo infila in tasca.
Dieci euro. Con quelli ci compri quattro confezioni di biscotti da mezzo chilo per cani.
Neanche male, vero? Ho fatto una buona azione. Il cane che hanno a casa sarà contento. Se lo dicevo all’uomo che aveva perso quel foglietto o se ne accorgeva il suo cane, adesso questo ragazzino non sarebbe tutto contento a dirsi che è anche lui un pochino fortunato, perché oggi passeggiando gli è capitato di trovare, non uno, ma dieci euro. Che ci compri quattro confezioni di biscotti da mezzo chilo, eh. Di quelli ripieni, con la carne.
Poi penso: forse quella famiglia manco ce l’ha un cane, perché non è detto che tutti amino i cani, con i loro modi giocherelloni e il carattere imprevedibile. I cani son pretenziosi, mica sono i gatti che si arrangiano e, se vogliono, vengono a farsi accarezzare e se no, vanno a farsi un giro. I cani, mica facile capirli: il padrone è il capo branco, che dà l’esempio, e che
fornisce tutto l’amore necessario, e le regole, e la serenità, affinché tutto vada bene. E’ bene capirlo subito. E loro, i cani, vi danno loro stessi, in cambio.
Mica cotiche…Se penso ancora al cibo, mi mangio il tavolo dalla fame che ho…

Forse quella famiglia, a casa, un cane non ce l’ha ma tutti lo vogliono. Sentono che essere in cinque è bello ma si sentono imperfetti, che manca il sesto, quello con il naso umido, a garantire la perfezione del gruppo.
E allora con dieci euro compreranno quattro confezioni di biscotti ripieni di carne per la cagna che andranno a prendere al canile Municipale, penso, la prossima settimana. Andranno a passeggiare tra le gabbie, finché non la vedranno, seduta in un angolo davanti alla ciotola con l’acqua. Lei, annoiata, alzerà il muso davanti all’improvvisa ombra prodotta davanti alla cuccia dal loro passaggio. E lo vedrà, il suo maschio Alfa, il ragazzino dei dieci euro.
Lei guarderà lui, lui guarderà lei. E sarà amore. Per sempre.
Lo so come va perché è successo anche a me ed è l’unica forma di colpo di fulmine che io possa considerare possibile nel rapporto tra uomo e animale.
E non c’entra quella cosa dell’imprinting, quello vale quando vieni al mondo, apri gli occhi e vedi chi sarà la tua famiglia. E non sempre sei fortunato.
No, questo succede quando l’animale ha già superato questo stadio, magari ha vissuto con gente che gli animali li maltratta e poi si è salvato ed è finito, solo, ma vivo, dietro le sbarre di un canile. Meglio lì che con certi personaggi che annullano l’istintività.
Un po’ come fanno certi umani con altri umani.
Ecco perché son contento che quel tipo, quello che è uscito trascinandosi al guinzaglio il pitbull bianco, appena lavato, abbia perso quei soldi. Son contento che abbia perso qualcosa che ha fatto contento qualcun altro senza che ci fosse di mezzo il suo brutto muso, da rinfacciatore professionista.
Che ne conosco tanti così, che spacciano la grazia, la gentilezza con il valore di una banconota.
Mi sta antipatico quel tipo e neanche al suo cane piace troppo. Non lo guarda mai in faccia, il cane, a lui. Quel pittbull sta assieme a quell’uomo perché gli tocca. E’ stato scelto, non ha scelto.
Basta vedere come se ne sono andati via. Non sono usciti assieme. Prima è uscito quel tipo, con la giacca di pelle che puzza di naftalina, e la camicia nera, sotto, aperta che mostra il petto pieno di pelo e il catenone con la Madonna. Un catenone enorme. Che io quando l’ho visto mi sono anche messo a ridere, tra me e me, perché mi pareva che il guinzaglio lo portasse lui, non il pitbull bianco. Che si chiama Toni. Tralascio ogni ulteriore commento…
Insomma dicevo, prima è uscito lui e poi ha tirato il guinzaglio così forte che Toni, che era intento a guardarmi da davanti a dietro, ha dovuto seguirlo sennò ci restava lì, per terra, strozzato e mi ha guardato come per dirmi se ci rivedavamo presto, vero?
Ecco io il povero Toni lo rivedrei con piacere. C’ha un testone enorme e una bocca che io ci entrerei dentro tutto ma è un bonaccione.
Il suo padrone, no, c’ha un cattivo odore e gli occhi troppo piccoli per essere uno buono.

Sì, sono Lombrosiano. Io alla fisiognomica un pochino ci credo. Gli uomini si credono tanto diversi dai cani , e in fatto di istintività è vero, ma sulla fisiognomica, c’è poco da scherzarci su. Perché i cani si sono evoluti. Hanno i geni da lupi dentro, certo, che creano un sacco di casini interiori quando c’è la luna piena, quando hanno voglia di code di lucertole che è come una droga, credetemi; quando l’istinto ricorda loro che l’osso va nascosto per i tempi di magra sotto la pianta, con la terra bella fresca, quella appena messa nel vaso nuovo.
Ma ogni cane ha un suo carattere e questo lo vedi dal muso.
Volpini? Eleganti e un pochino snob.
Pastori tedeschi? Fedeli ma eccessivamente territoriali.
Barboncini? Troppi problemi psicologici.
Labrador? Compagnoni perfetti per una scampagnata e baby-sitter impagabili.
Anche gli uomini sono così. Ne guardi la faccia e capisci un sacco di cose.
Prendiamo Elena, la mia amica Elena. Quando l’ho vista la prima volta eravamo al canile. Lei cercava un labrador perché voleva un animale docile e amorevole. Io ero nella gabbia intento a rovesciare la ciotola con il mangiare vecchio di tre giorni, che puzzava come una capra morta. Non ho mai visto una capra morta eppure penso che abbia quell’odore lì.
Me la sono trovata all’improvviso alle spalle, Elena, e quando mi sono girato e le ho visto gli occhi, così blu, sono rimasto inebetito a pensare che mi sarebbe tanto piaciuto fare un bagno in mare. Io che non avevo mai visto il mare.
Con Elena al mare ci vado spesso, pure a lei piace tanto. E ci divertiamo. E lei si è abituata al fatto di non avere un labrador. Avevo proprio ragione, stiamo bene assieme.
Non mi fa dormire a letto con lei, ma io spesso mi addormento sul tappeto, così la guardo e le sento il fiato di notte. Andiamo al negozio di toelettatura e io le sto sempre vicino, così nessuno le fa del male.
Quando siamo a casa, mi fa guardare i suoi libri disegnati sul tavolo della cucina. E io guardo le figure e sto bene e poi corro a rotolarmi sul tappeto, che ho la testa piena di immagini.
E quando dorme, la Elena, e tiene gli occhi blu chiusi, io un pochino ci sto male che non posso fare rumore, con il mio vocione da pastore tedesco, perché vorrei ulularle agli occhi, ogni sera.

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5 Risposte to “Toelettatura”

  1. ilmondodigalatea Says:

    🙂

  2. claire Says:

    ma bello! grazie da Luna e Amy 🙂

  3. strega61 Says:

    già … loro pensano proprio così

    brava mitia

    arf arf !!

  4. Peppermind Says:

    Veramente bello, mi ha anche inumidito gli occhi…


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