L’uomo che ride

settembre 9, 2009

Quando l’ha fatto sono rimasta lì, sotto di lui, stupita. Ho inarcato la schiena per alzar la testa e sentire meglio. Non sbagliavo, avevo sentito bene. Era una risata. 

Mica ho capito subito. Rideva di me? 

Dentro la testa, in quella frazione di secondo che ci mette il cervello a distinguere tra il positivo e il negativo, ammetto che mi è passato davanti, l’ho visto nettamente e quindi posso descriverlo,  un ragazzo abbronzato con gli addominali scolpiti. Indossava solo un paio di  boxer rossi lunghi e teneva alto con le mani un cartello, come i segnapunti delle gare di boxe. Ma lì di solito son donne, è vero…

Sul cartello c’era scritto: “Rivestiti più in fretta che puoi”.

Per una frazione di secondo, avevo pensato ridesse di me.

Poi ho capito. E non mi sono rivestita. 

Sono rimasta a fissarlo mentre rideva,  e mi sembrava di aver trovato l’isola perfetta. Ero come il bambino che passa davanti alla gelateria, si ferma, e appiccica il naso alla vetrina, tenendosi con le mani, per vedere la meraviglia del grande paradiso in terra dei gelati di tutti i colori.

 

No, lui non rideva di me, era solo felice.  

Intimidito dall’aver svelato il suo segreto, subito dopo si è gettato sul cuscino, affondando la testa sulla mia spalla, come a cercar riparo dal mio sguardo e dalla mia faccia sorpresa e divertita. 

Il respiro affannato lentamente rallentava ma  il ritmo in calare era intervallato da piccoli scoppi di risate, sussurrate. Teneva la mano sulla bocca per non farmi sentire.

Non si vergognava, sia chiaro, ma era in preda al giusto imbarazzo che coglie chi svela il suo segreto. Senza manco un termine di preavviso.


Tutti i segreti si portano dietro quel momento di imbarazzo, tanto più se si tratta di corpi e menti che cominciano solo ora a conoscersi. 

E’ giusto così. 

Ci vuole qualcuno con cui condividerlo un segreto, affinché sia tale, e ci vuole quel momento di imbarazzo quando la bocca si apre e parte la voce. 

Se tieni i segreti per te sono solamente dei tuoi ricordi. Sono loro a renderli unici e avvincenti, storie perfette da raccontare.

Se non provi imbarazzo nel raccontarli, rischi di considerare ogni ricordo uguale all’altro, senza valore.

E il segreto più custodito, tra tutti,  è il mostrarsi per quello che si è davvero, quando si smette di parlare e si lascia che siano i corpi a dirsi tutto. 

Non so se lui sia rimasto stupito quanto me, nell’intuire il piccolo mistero, che è anche dentro di me e che io faccio finta non ci sia.

Non lo so, non ho chiesto. Per pudore. 

Io so che mi sono persa in quella risata che esplode e trasforma i suoi occhi grigi in una burrasca di sussulti. 

Un uomo che ride, per dimostrare quanto si sente bene, ora, qui e con me, è uno che ha capito tutto. 

E non gli devo dire niente. Lo devo lasciar vivere come vuole, sperando che la risata torni ad esplodere.

La prossima volta. 

 

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2 Risposte to “L’uomo che ride”

  1. Irish Coffee Says:

    in un primo momento, come te, ho capito male…
    anche in certi momenti il sorriso è contagioso, ci unisce ancora di più
    la prossima volta…non è da perdere 🙂

  2. arianna Says:

    Ridere insieme in quei momenti è bellissimo e ti unisce. Anche io la prima volta non avevo capito. Ho dovuto chiedere “perché ridi?” e lui me l’ha confermato “perché sto bene”. Mi sono subito sentita esattamente come lui, nella sua testa, e abbiamo riso insieme. Forse questo tipo di uomini sono spuntati solo ultimamente. Un bacio.


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