Questione di igiene

agosto 4, 2009

Eccola, l’alba. Maliziosa la luce filtra dalla porta del terrazzo e Silvia si gira a sinistra e allunga la mano. Poi apre l’occhio. Non c’è nessuno accanto a lei. C’è solo il calore del lenzuolo a ricordare che quella metà di letto non era vuota. Quanto è passato? Un’ora o due? Dal calore, si dice Silvia, non deve esser più di un’ora che se ne è andato. 

Scosta la mano e si alza, sbuffando. 

Va in bagno, si siede sul water e si prende la testa tra le mani. E comincia a sentirlo, l’odore, che sale diritto dal ventre e dalla schiena e le cammina attraverso il naso fin dentro il cervello.

E’ acre, pungente. Odore di uomo. 

Silvia sorride, si porta il braccio al naso, per sentire meglio. La sua pelle si è impregnata di quell’odore. E Silvia se lo sente addosso bene, profuma di uomo. 

Si annusa lentamente, senza esagerare. Queste son sensazioni da centellinare _ si dice _ e rallenta. Poi si alza, diretta verso la cucina per preparare il caffè. Istintivamente apre il rubinetto della vasca da bagno. E mentre la moka è sul fuoco, torna a guardare l’acqua che velocemente riempie la vasca. 

Il bagno mattutino con l’acqua fresca è la sua sveglia. Prima di infilare il piede nella vasca, è tutta arruffata, assonnata, con la bavetta del sonno bimbo che si è seccata all’angolo destro della bocca. 

Solo dopo quel tuffo, tutte le mattine, rimette in moto le meningi indolenzite dal sonno. 

 

Stavolta il passo non lo fa, Silvia,  per entrare nella vasca. 

Resta a guardar l’acqua e pensa:  lavandomi, l’odore andrà via. E dovrò aspettare il suo ritorno per riaverlo addosso. Ma tornerà? Quando? Mica l’ha detto. 

E allora corre in cucina: sulla porta del frigo non c’è alcun biglietto, stessa cosa sulla porta d’ingresso. Messaggi, zero. Non pervenuti. 

Tornerà? Ma quando?

Io, senza il suo odore addosso, non resto, si dice Silvia. Delle due l’una, cancellare o centellinare, trattenendo. Mica posso strizzarmi la pelle come un asciugamano bagnato ed estrarre il nettare per depositarlo in una bottiglietta. Mica posso chiamarlo e chiedergli di tornare per lasciare un campione di sé. Mi prenderebbe per folle e avrebbe pure ragione. 

E allora Silvia decide da sola: niente bagno mattutino, l’odore che porta addosso, va preservato. Si infila l’accappatoio, come a voler proteggersi, si dirige al lavandino. Con gesti veloci, si sciacqua la faccia. Almeno quella. Poi un passaggio veloce con la spugna sotto le ascelle. E basta. 

La schiena, il collo, la pancia, vanno salvati dall’azione detergente. Silvia si guarda allo specchio e si sente come una bimba sorpresa a mangiar la Nutella di nascosto, con il dito ancora sporco di cioccolata. Arrossisce al pensiero che le dice che per oggi  l’igiene può passare in secondo piano.

Lei ha solo voglia che quel profumo le resti addosso il più possibile. Vuole odorare di uomo, di lui. 

E c’è solo un modo: non lavarsi nei punti dove lui ha sostato a lungo, divertendosi e divertendola, impregnandole la pelle. 

Silvia annuisce a se stessa, ride e arrossisce. Se sapessero in ufficio, le colleghe la prenderebbero per matta. E per una poco attenta all’igiene.

Una persona non pulita equivale ad una persona da temere. E’ una persona che non si vuole bene. Ma qui non si tratta di affetto per sé _ pensa Silvia _ qui si tratta di preservare una perfezione. E’ una situazione di emergenza.

Lo avesse addosso tutti i giorni, quell’odore, si abituerebbe al fatto di cancellarlo al mattino, in cambio della certezza di ritrovarlo la sera. Ma così non è. E quell’odore è troppo forte, la inebria, la riporta diritta sotto di lui. Non ha voglia di dimenticare, Silvia. Meglio una giornata senza igiene personale _ si dice _ che veder svanire sotto l’acqua la scia chimica di una notte d’amore.

E non sentirsi più la pelle d’uomo.  

 

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3 Risposte to “Questione di igiene”


  1. Anch’io l’ho fatto. Che meraviglia.
    E un ghigno furbetto mi ha accompagnato per tutta la giornata insieme a quel lieve ricordo.

  2. chiaratiz Says:

    oggi me la son riletta. A me piace quel “senza esagerare”. E’ proprio così 🙂

  3. michiamomitia Says:

    grazie chiara 🙂


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