Mattio

marzo 5, 2009

A me stava simpatico. Quando andavo al mercato con mia madre, lui c’era sempre. In un angolo della strada in mezzo ai banchi degli ambulanti, non mancava mai. Impossibile, non sentirlo. Lui cantava. Vestito di tutto punto, giacca e cravatta, pantaloni classici. Anche se l’abbigliamento era un pochino consunto, era ben vestito e pettinato come quei cantanti che vedevi nei documentari di Sanremo in bianco e nero. 
Leccato, con la riga in parte, si dice dalla mie parti. Un foglio di giornale arrotolato oppure uno stecco di legno erano il suo microfono, tenuto stretto con forza nella mano chiusa a pugno. Lui cantava e basta, non chiedeva niente. Soldi sicuramente qualcuno glieli dava, forse nella speranza di farlo smettere. Perché, vi assicuro, l’intonazione non era granché. Io avevo capito che era uno dei tanti che chiedevano l’elemosina. Un pochino bizzarro certo, rispetto alla media di accattoni rannicchiati a testa bassa con accanto il cartello con scritto “Ho fame”.
“El xe mato, ma almanco qualcossa el fa”, diceva mia madre, sorridendogli quando gli passavamo davanti. L’ho rivisto anni dopo. Passavo in bus per via Pascoli e alla fermata a fianco della fontana del piazzale, l’ho visto. Era nudo dentro la fontana a farsi il bagno. Con tanto di bagnoschiuma. La schiuma, soffice come una gigantesca panna montata, aveva riempito tutta la vasca e lui ci sguazzava dentro, completamente nudo, ridendo come un bambino. Sembrava un principe nella Jacuzzi. Solo che la improvvisata Jacuzzi non era in una sontuosa villa ma a fianco di una strada frequentatissima del centro. In pochi minuti arrivò la polizia. Evidentemente qualcuno aveva segnalato che c’era un matto che si faceva il bagno in strada. Lui alla vista dei poliziotti cominciò a piangere, ad urlare, pregando che lo lasciassero lì. Arrivò anche l’ambulanza e se lo portarono via a fatica, tutto nudo. Provò anche a resistere ma erano cinque contro uno e alla fine dovette desistere. Lo sottoposero ad un Tso. Sigla che sta per trattamento sanitario obbligatorio. Ovvero sei così matto che ti ricoverano e ti imbottiscono di psicofarmaci al punto che sei talmente drogato che manco sai chi sei più. Lui, lo scoprii poi, si era dimenticato chi era già da tempo, da quando cantava al mercato canzoni struggenti d’amore anni Settanta. Mattio, così si chiamava o almeno lo chiamavano, era impazzito per amore. Questa è la leggenda: Mattio che si innamora a tal punto di una ragazza da reagire al suo No cantando in strada. Prima un’ora, poi due, poi dieci ore. Finché si dimentica che ha dei genitori, una casa, degli amici. Finché non dimentica chi è e si ritrova a vivere in strada, cantando 24 ore su 24. Cantava anche quando si faceva il bagno nella fontana di via Pascoli. Per la cronaca, la schiuma l’avevano messa la notte prima dei ragazzini: era stato il classico scherzo di adolescenti. Mattio alla mattina seguente, uscito dalla mensa dei Cappuccini aveva camminato fino a via Pascoli, aveva visto quella montagna di schiuma e ci si era tuffato dentro, trasformandosi in un re che si diletta con acqua e profumi. Cantava a squarciagola “La prima cosa bella che ho avuto dalla vita…”. Pensava ancora a lei, alla sua Dulcinea, che gli aveva spaccato il cuore in mille pezzettini con il suo no. Racconta la storia che passa di bocca in bocca, finché non sai più chi l’ha raccontata per primo, è che dopo la notte in ospedale, Mattio abbia smesso definitivamente di cantare. Silenzioso, girava per la città elemosinando come tutti gli altri. La barba lunghissima, i vestiti sporchi, i capelli arruffati. L’occhio annebbiato da fiumi di alcol: beveva di tutto, bastava fosse alcolico. E quando stava male, e questo capitava poi tutti i giorni, urlava in un modo così straziante che capivi che stava buttando fuori così tutto il dolore che non riusciva più a cantare. Era così intrattabile che non lo accettavano più nei ricoveri notturni e alle mense dei poveri. Era pericoloso, dicevano. Mattio, era diventato il matto cattivo. La canzone era morta nel suo cervello. Lui ci provava ma usciva solo quell’urlo straziante. Poi all’improvviso è sparito. Dicono sia morto, ma io mica ci credo. Secondo me è solo andato ad urlare altrove.

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