Carnevale

marzo 3, 2009

Villa de Leyva - foto di Mitia Chiarin

 

Le calli di Santa Marta sono chiuse, per quattro giorni a comandare e’ la gente che qui abita e anche la polizia si adegua invitando i taxi a deviare percorso. Il Carnevale scombina i piani di ognuno in un gioco anarchico. Nelle calli di S.Marta si aprono le porte delle case, si tolgono le sbarre e si portano in strada sedie e casse di birra, la radio accesa 24 ore su 24, con la salsa sparata a tutto volume. E si parla e si balla, si beve e si balla, ci si intontisce di aguardiente, si sfiorano ventri e fianchi, si occhieggia su un petto nudo e sudato. Marta all’angolo dell’incrocio allatta suo figlio, tenendolo con un braccio, stretto al suo seno. Con l’altra mano passa tra le auto ferme al semaforo per chiedere qualche pesos. E da un bus turistico spunta una banconota da 20 mila pesos, che le cade davanti sull’asfalto. Lei, pronta, la raccoglie tenendo sempre il figlio attaccato al seno. Per oggi ha finito, si puo’ mangiare.
E’ domenica di Carnevale anche a Taganga, dove inizia la sierra Nevada e dove si nascondono i guerriglieri. Anche qui si attende la sera per alzar la musica a tutto volume, dopo una giornata di gran lavoro per i pescatori. La mattina trasportano con le loro barche i turisti nelle isolette tra le montagne a picco sul mare, gli ultimi lembi di Ande in terra colombiana. Di pomeriggio comincia la battuta di pesca e la raccolta a sera inoltrata viene messa in vendita direttamente sul bagnasciuga che costeggia l’unica strada del paese. Don Juan ha lavorato poco e per i suoi ninos, i ragazzi poveri del paese che lo aiutano ogni giorno, ci sono stavolta pochi spiccioli da dare dopo una giornata intera passata in mare. Ma Franco, capelli biondi e corpo scattante, non si dispiace: e’ il suo compleanno e suo padre e’ venuto apposta a trovarlo dai dintorni di Barranquilla, e gli ha promesso una torta piena di panna, con una ciliegia sopra. A Barranquilla invece si e’ oramai conclusa la gran parata dei figuranti in maschera, tra lanci di farina e grandi sorsi di aguardiente. E Graziela oggi si sente la regina della festa: e’ bellissima, se lo dice da sola, con i fiori di carta tra i capelli e il vestito rosso e giallo. Muove i piedi senza sosta al ritmo della Cumbia e non ha tempo per riposare, si dice. Un giorno sara’ lei la regina del Carnevale. Solo lo sguardo dell’amico Francisco che la osserva, raggiante, da uno dei palchi della festa, e la saluta con occhi pieni di piacere, la spinge a dar pace ai piedi stanchi per concedersi un bacio su una guancia che a lei, quindicenne con la testa piena di sogni, pare grande come un sambodromo. Si festeggia Carnevale anche nelle baracche di lamiera lungo la strada verso l’Atlantico. Bambini e ragazzini vestiti da gorilla, con i volti dipinti di nero, stanno da ore a presidiare la linea di mezzo della strada, incuranti del gran traffico. Ogni auto un lancio di farina e un segnale di stop per ottenere qualche soldo. E’ un gioco di Carnevale pericoloso, l’unica alternativa ai bar con i tetti di eternit dove si impara presto a bere troppo e a fumare colla. La violenza e’ un gesto quotidiano, per evitare che chi e’ più forte di te abbia la meglio. Dietro una porta, donna Flora cuce l’ennesimo paio di pantaloni da accorciare. Attorno a lei i suoi quattro bambini. Loro il Carnevale lo festeggiano in casa, attaccati alle sottane di mamma i due gemelli più piccoli. I più grandi cantano la canzone del “mamoron” e si guardano allo specchio: indossano dei panama, cappelli di paglia bianca con la fascetta nera che donna Flora ha comperato a tutti al mercato, per la festa più attesa dell’anno. Ma i ragazzini in strada non ci devono andare, donna Flora ha paura. E cosi’ si fa festa in casa, con platano fritto , succhi di frutta e tanta musica. Il martedì, il Carnevale muore e con lui se ne vanno anche i sogni piu’ anarchici. E si attendera’ un nuovo anno, una nuova festa per sognare.

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