Calle de la Estrella

marzo 3, 2009

In calle de la Estrella la sentono ogni giorno, dal tramonto, quella musica. Gli ambulanti smettono di urlare per vendere zanahoria, tomate, cocco e maracuja e alzano la testa per ascoltare la melodia che proviene dalle finestre aperte, al secondo piano, del palazzo dove abita Juanina Da Silva, la insegnante di musica. Tutti i giorni, dal tramonto alle nove della sera, la signorina Juanina si siede al pianoforte e comincia a suonare. Passa tutto il giorno ad insegnare scale e solfeggio ai giovani delle famiglie bene di Cartagena, e al calar della sera chiude il portone di casa, congeda la governante, e si ritira nella stanza da musica. Apre le grandi finestre che danno su calle de la Estrella, si siede davanti al pianoforte, si sfiora le mani, allenta il colletto della camicetta e scioglie i lunghi capelli castani. Poi comincia a suonare. Davanti a lei non ci sono spartiti, la musica le esce dalla testa e dal cuore. Loro comandano i movimenti delle dita sui tasti bianchi e neri. E in calle de la Estrella tutto si ferma. Tacciono i venditori ambulanti, fanno silenzio anche gli studenti della vicina scuola di odontoiatria che smettono il cicaleccio divertito da adolescenti in libera uscita. Anche i turisti, sentendo la musica, alzano il naso sudato verso le finestre del palazzo e ascoltano la struggente e solitaria melodia. Che ogni giorno e’ diversa, come ogni tramonto mai e’ identico a quello che lo ha preceduto. Il concerto di Juanina inizia quando il sole scende a baciare il mare e scompare dietro le mura della citta’ vecchia. Il canto del suo pianoforte parla d’amore, le note scendono in strada lievi o decise, irruenti o quasi timide. E calle de la Estrella ogni sera si ferma ad ascoltare la melodia che esce dal cuore di Juanina Da Silva. La seria insegnante di musica di Cartagena libera cosi’ il suo desiderio che nasconde dalla mattina fino al tramonto. E lo libera solo quando il sole bacia il mare; e’ il desiderio ad ordinarle di suonare, per raccontare una storia. La sua passione per Alvaro Hernandez, il libraio di calle de la Estrella. La libreria di Alvaro stava davanti al palazzo della Da Silva. Un giorno il libraio aveva attraversato la strada e bussato al portone del palazzo, con una richiesta. “Voglio avere l’orecchio assoluto. L’ho letto su un libro; lei, maestra, mi insegni ad averlo”, fu la richiesta del libraio. Juanina guardo’ stupita quel quarantenne, con gli occhiali e i capelli lunghi, il fisico asciutto e gli spiego’ che l’orecchio assoluto era una dote, un dono e che non si poteva imparare. O ce l’avevi o no. Ma l’insegnante poteva comunque aiutare Alvaro Hernandez a studiare per imparare a conoscere la musica. Ci voleva costanza e dedizione. Alvaro accetto’ subito ma quando senti’ il prezzo per le lezioni che gli veniva richiesto, penso’ di rinunciare: non poteva permettersi quel costo, aveva ancora un anno di affitto della libreria da pagare e gli affari non decollavano. L’insegnante gli sorrise e offri’ in fretta la soluzione: ogni tre lezioni, una sarebbe stata pagata in libri. Come Alvaro aveva sete di musica, Juanina aveva sete di libri. E cosi’ trovare un accordo tra loro fu facile. Tre volte la settimana, Alvaro al tramonto chiudeva bottega, attraversava la strada e andava a studiare musica fino alle nove della sera dalla signorina Juanina. Lo studio presto fu seguito da un fitto dialogo, che durava ore. Lei raccontava le vite dei compositori, lui le storie dei grandi classici della letteratura, da Madame Bovary alle lezioni americane di Calvino, e le portava libri. Un mese dopo, Alvaro entro’ nella sala da musica con un pacchetto: dentro c’era un libro di poesie con una dedica: “Musica per il tuo cuore, composta dal mio cervello”. Dopo la lezione, consegno’ il libro a Juanina e accompagno’ il gesto con una carezza sul viso stupito di lei, emozionata per l’inatteso regalo. L’insegnante sorrise e Alvaro si senti’ autorizzato ad andar oltre, appoggiando le labbra su quelle di lei e stringendola a se’ in un abbraccio dolce e potente. Juanina si senti’ persa nel mare in tempesta: sentiva solo un sapore di miele caldo scenderle dalla bocca alla gola e poi, giu’ fino al ventre. Non poteva smettere e prolungo’ quel bacio. Si sentiva libera: sciolse i capelli, togliendo con un colpo della mano il fermaglio e trattenne a se’ Alvaro che le sfiorava il seno. Cercava costantemente le sue labbra al sapor del miele bollente. Si amarono tutta la notte, sul pavimento della sala da musica. Lei avida di calore, lui gioioso di veder godere una donna in quel modo tra le sue braccia. L’alba li accolse felici e spossati, nel sonno. Alvaro si rivesti’ in fretta, per lui era tardi. Lascio’ Juanina stesa sul pavimento, i capelli arruffati e il volto gioioso di quarantenne senza rughe e dal ventre rotondo. Fu la prima e ultima notte che si amarono. Juanina sapeva che Alvaro era sposato ma lei non voleva allontanarlo dalla sua famiglia. Lo desiderava, lo voleva ieri come oggi e pure domani, e questo le bastava. Ma lui, davanti a tanta passione, si senti’ perso, anche lui nel mare in tempesta, ma come un annegato. Divento’ sfuggente, e non volle più rivederla. Colpa di Juanina e del suo eccessivo ardore, le spiego’. E Juanina combatte’ invano, spedi’ lettere senza risposta, cerco’ di incontrarlo. Poi scelse il silenzio. Smise di cercarlo. Continuava a vivere come aveva vissuto: le lezioni dalle otto al tramonto, poi dopo cena usciva con Edoardo, il dottore che la corteggiava da anni. Ma dal tramonto alle nove della sera si chiudeva nella sala da musica e lasciava suonare il suo cuore. Di notte Juanina sognava di far l’amore con Alvaro e ogni loro gesto diventava una nota impressa su un ideale spartito, senza il bisogno di carta e matita. Al tramonto quella composizione onirica diventava la melodia che si diffondeva in calle de la Estrella, con la complicita’ del vento. La musica arrivava diritta fino alla porta della libreria di Alvaro. Il libraio aveva proibito contatti e lettere, ma non poteva impedire a Juanina di suonare e la melodia del desiderio di lei ogni sera andava a trovarlo. Juanina aveva cercato di dimenticare, si dava ad Edoardo ma nella foga dell’amplesso era sempre Alvaro a far capolino nel suo letto, sottraendola all’abbraccio senza miele e passione dell’uomo che la desiderava da anni. E godeva ricordando la bocca, i capelli, i colpi del bacino del libraio. Una musica corporale e umorale l’aveva imprigionata e quella melodia le usciva da dentro al calar del sole. L’ultimo canto di una voce muta e inascoltata. Lei continua a suonare; Alvaro, invece, ha venduto la libreria. Pur di non sentire il pianoforte di Juanina aveva comperato dei tappi per le orecchie. Non voleva sentire, per non tornare a volere quella donna che non poteva avere, senza distruggere la sua pacifica esistenza di padre e marito. Il desiderio lo puoi seppellire ma non scompare e la musica di Juanina aveva finito per penetrargli nelle ossa. La sentiva ovunque, tutto il giorno, e comincio’ a girare con i tappi nelle orecchie mattina e sera anche quando l’ex amante non stava suonando, e la calle era muta. Fini’ che lo considerarono pazzo: la moglie vendette la libreria e gli affido’ un pezzo di terra nella villa di campagna dei genitori, a Santa Marta. E Alvaro spari’ cosi’ da Cartagena, ma, dicono, senta ancora la musica di Juanina in testa. Lei invece ogni giorno al tramonto, lascia cantare il suo desiderio. E cerca invano in altri uomini quel sapore di miele bollente.

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